Semplice eleganza

REPORT GREY ANIMA DIVINA

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Capitolo 1

La mia infanzia

 

 

Quando ero bambina, pensavo che la casa in cui vivevo non fosse davvero la mia casa e che i miei genitori non fossero propriamente i miei genitori... soffrivo e mi sentivo tremendamente sola. Poi, mi sono innamorata dei cavalli ed ho iniziato a collezionare cartoline e francobolli con le loro immagini e quando ne vedevo uno dal vivo immancabilmente mi emozionavo. Finché, ad un certo punto della mia infanzia, ho incominciato a ripetere questa strana frase: "Quando sarò grande, mi sposerò con un cavallo nero, e femmina!". I miei genitori, scherzando, mi chiedevano dove l’avrei messo a dormire ed io, innocentemente, rispondevo: "Nel mio letto, con me!". Tutto ciò potrebbe sembrare piuttosto assurdo, tuttavia, proseguendo nella lettura di questo racconto si capirà il motivo di queste mie continue affermazioni.

Già da piccola, infatti, avevo dei problemi con la mia famiglia, in particolare con mio padre e perciò, probabilmente, pensavo ad un cavallo femmina, in quanto il mio solo riferimento era rappresentato dalla figura materna, che rispettavo e idealizzavo, anche se, tutto sommato, non mi sentivo compresa fino in fondo neppure da lei. Era come se i miei genitori non percepissero la mia sensibilità ed emotività.

Ad ogni modo, avevo dodici anni quando mamma e papà mi accompagnarono per la prima volta al maneggio del fratello del mio istruttore di ginnastica artistica per farmi provare ad andare a cavallo: partecipai a dieci lezioni di equitazione con molto entusiasmo e felicità.

Ricordo che, una volta, la cavalla che montavo mi fece cadere ed io reagii con determinazione, risalendo subito in groppa. Cosicché, l’insegnante espresse la sua opinione, sostenendo che ero portata per l’equitazione e, ovviamente, propose ai miei genitori di farmi allenare per poi partecipare a dei concorsi.

Povero ambiente sportivo, legato solo ai risultati fisico-materiali e alla competizione! Per me, anche se così piccola, andare a cavallo rappresentava un’altra cosa: amavo i cavalli per ciò che erano e adoravo sentire il loro profumo sulle mie mani, sui miei vestiti. Comunque, a quel tempo, lo sport equestre era economicamente molto costoso e, così, dopo quelle dieci lezioni dovetti lasciare tutto. Ma il mio cuore restò sempre legato a quel mondo.

Di altri episodi particolari della mia infanzia ricordo che, già verso gli otto, o forse i nove anni, scrissi la storia di un puledro, che intitolai Fiocco d’Oro: benché fosse una favola triste, era tuttavia a lieto fine. E il fatto originale fu che la scrissi sulla carta igienica che, allora, esisteva anche in formato di foglietti di carta ripiegata, come veline. Purtroppo, non so dove andò a finire quel mio primo “grande romanzo”, probabilmente, dapprima dimenticato in soffitta, venne in seguito cestinato! Legata a quello stesso periodo, c’è anche la figura di mio zio, fratello minore di mia madre, che, all’epoca, lavorava come fotografo sulle navi da crociera e che, spesso, mi raccontava delle sue avventure a cavallo tra l'Arabia e l'Egitto. Da ogni suo viaggio mi portava dei doni che, naturalmente, riguardavano le attività equestri: tra di essi, ricordo una bellissima sella ed un magnifico frustino interamente lavorato a mano proveniente dall’Egitto. Ed io, grande sognatrice, speravo sempre che un giorno sarebbe ritornato a casa con un cavallo in carne ed ossa tutto per me. Dei ricordi di bambina, mi torna alla mente quando d'estate, con la mia famiglia, viaggiavo in macchina verso casa di rientro dal mare e, con il naso schiacciato sul vetro del finestrino, guardavo la campagna con i suoi pratoni, fantasticando ad occhi aperti di galoppare là in mezzo, in groppa ad un destriero nero.

Mio zio non è mai tornato a casa con un cavallo per me, ma, in compenso, quando avevo circa quattordici anni, una domenica mi portò a Lipiĉa, nota località della Slovenia, allora Jugoslavia, per una passeggiata equestre. Nonostante i cavalli, rigorosamente tutti bianchi, si muovessero solo al passo o, al massimo, andassero un po’ al trotto, e fossero stati addestrati per spostarsi ordinati uno dietro l’altro, tipo testa-coda, per me fu una giornata indimenticabile.

Gli anni passarono e la vita mi portò a svolgere altre attività nelle quali, magari, non credevo fino in fondo, ma che eseguivo per rispetto delle persone a me vicine. Fatto sta che così riposi nel dimenticatoio tutti i miei sogni legati al mondo dell'equitazione.

 

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