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DIAGNOSI FUNZIONALE E TRATTAMENTO OSTEOPATICO NEGLI ESITI DI TIROIDITE DI HASHIMOTO

di Fabio Dall'Omo D.O.

 

tiroidite

L’autore dimostra come, con un approccio osteopatico basato sull’interpretazione diagnostica funzionale ed analisi terapeutica attraverso il sistema neurovegetativo, SIA possibile ottenere dei risultati clinici e modificazioni ormonali in 3 gruppi di pazienti che presentavano esito di tiroidite di Hashimoto in ipotiroidismo.

 

 

  1. Gruppo A: cinque pazienti donne, di età compresa tra i 25 e i 65 anni affette da ipotiroidismo franco (valori Tsh 8 – 12) NON in trattamento con tiroxina

  2. Gruppo B: cinque pazienti donne, di età compresa tra i 25 e i 65 anni, affette da ipotiroidismo conclamato (valori iniziali pre terapia farmacologica Tsh >12) in trattamento farmacologico con tiroxina 100 e 75 con aumento rispettivamente a 150 e 100 nei weekend (3+2 pazienti).

  3. Gruppo C: cinque pazienti donne, di età compresa tra i 25 e i 45 anni, affette da ipotiroidismo iniziale (valori Tsh tra 5 e 9) in trattamento farmacologico con tiroxina 25 e 50 (3+2 pazienti).

     

    In questi gruppi, un’ulteriore differenziazione è consistita nel fatto che il gruppo A e B presentavano all’ecografia stroma colloidale (gozzo strutturato), mentre nel gruppo C la situazione ecografica dimostrava un iniziale stroma colloidale con scarsa differenziazione.

     

    Nessuna alterazione presente dei valori T3 e T4 mentre tutte e 15 le pazienti presentavano positività importante nei gruppi A e B e lieve nel gruppo C degli autoanticorpi Antitireoglobulina e antitireoperossidasi.

 

Obiettivi

 

Scopo del trattamento è il miglioramento del quadro sintomatologico tiroideo e la riduzione del farmaco e, nel gruppo C, l’eliminazione della tiroxina con ristabilimento del quadro ematochimico e sintomatologico.

 

Protocollo di trattamento

 

  • Diagnosi Funzionale Neurovegetativa

  • Fegato (T3)

  • Reni - intestino

  • Sistema ginecologico

  • Sistema cranio - sacrale

  • Colonna cervicale: sistema gangliare (primi 3 gangli)

  • Stretto toracico superiore e mediastino

  • Ganglio stellato e celiaco in sinergia

  • Ganglio aortico renale

  • Modulazione vagale attraverso l’esofago

  • Cuore e modulazione neurovegetativa

  • Ioide e sistema vascolare

  • CV4, CV3, ipofisi, ganglio sfeno palatino

     

    Eziopatologia


    La sintomatologia infiammatoria (causata dalla tiroidite) determina nei postumi la comparsa di stroma colloidale con la tendenza a creare anomalie trofocircolatorie dei circoli peritiroidei.

    E’ stato dimostrato come esistano alterazioni flussimetriche intraparenchimali nei soggetti affetti da ipotiroidismo.

    Tali alterazioni sono correlate ad una anomala vascolarizzazione capillare del tessuto tiroideo indotta sia da fattori locali (stroma colloidale e stato congestizio linfatico e vascolare locale), sia da fattori generali (nei disordini neurovegetativi possiamo assistere ad una carenza nella risposta vascolare sistemica).

    Il concetto del controllo della volemia cardiaca rispetto alle strutture corporee che si giovano di tale funzionalità sarà alla base degli input terapeutici diretti all’area tiroidea, una volta normalizzato il terreno neurovegetativo.

 

Fisiopatologia osteopatica:

 

 

  • Decongestionare e migliorare la circolazione fluidica e arterovenosa dell’area tiroidea crea i presupposti per un feedback ipofisario, determinando un miglioramento della fisiologia del Tsh.

  • Fegato: favorire un processo colinergizzante essendo il fegato responsabile della produzione di ormone tiroideo (T3), fattore che rilancerebbe la spinta ipofisaria per feedback periferico.

  • Migliorare la risposta post infiammatoria.

  • Reni: input sistemico sulla fisiologia del cortisolo determina un maggior controllo sui processi adrenergizzanti indotti dalle situazioni di stress.

  • Intestino: riequilibrio dell’aspetto immunologico (il sistema si può ribilanciare attraverso una equilibrazione dei sistemi Th2 – mucose)

  • Sistema ginecologico: attraverso feedback ipofisario si interagisce con la fisiologia tiroidea.

     

    Nell’esposizione di questo lavoro sperimentale si trascurano i dettagli sulla fisiopatologia dell’ipotiroidismo (che si rimanda al lavoro esteso) e si elencano i criteri (materiali e metodi) che hanno animato la procedura operativa.

     

    Sul piano operativo, infatti, e come presupposto nella scelta della procedura terapeutica osteopatica, vanno elencate 2 importanti considerazioni:

     

    1 – esiste un feedback ipofisario nel caso di una stimolazione di tipo estrogenico (quindi a partenza ginecologica) che stimola la produzione (e ne modula la capacità secretiva) di Tsh. Questo dato è importante in quanto crea interferenza tra sistema ginecologico e sistema tiroideo per via indiretta (cioè ipofisaria). In alcune pazienti, infatti, il sistema ginecologico è stato sfruttato (sul piano del trattamento osteopatico) per ottenere un risultato stabile per bilanciare l’ipotiroidismo.

    Tale situazione sul piano metodologico deve essere presa in considerazione quando noi induciamo situazioni parasimpaticotonizzanti a carico del sistema ginecologico in quanto questo può dare effetti di modificazione ormonale nelle pazienti con ipotiroidismo.

     

    2 – Funzione trofica del sistema neurovegetativo attraverso il sistema vascolare:

     

    è stato dimostrato negli esperimenti di simpatectomia su animale e uomo come il sistema simpatico riduca il flusso sanguigno da 1 a 5 volte in condizioni di persistenza (Kutz, Alexander 1938; Barcroft, Hamilton 1948; Smith 1940, Cannon 1937 con i suoi esperimenti sulla sensibilità all’adrenalina in seguito a simpatectomia).

    Il significato osteopatico è legato alla persistenza di un ipertono neurovegetativo simpatico a provocare una riduzione di flusso sanguigno nelle aree bersaglio.

    Applicando questo nell’area tiroidea, l’assunto assume un significato profondo. Condizioni di stress ripetute sono in grado di creare i presupposti di tale disturbo trofico creando un’alterazione di flusso: nella sindrome di Hashimoto e nell’ipotiroidismo che si instaura dopo la fase acuta, si verifica effettivamente una alterazione di flusso vascolare che pare sia il “primum movens” verso la modificazione strutturale del parenchima tiroideo attraverso la deprivazione (o “sequestro”) di sangue.

     

     

    Risultati

     

     

    Gruppo A

     

    Numero medio di sedute: 8-10

    Tsh media: <4

    AntiTBG: negativo

    AntiTP: negativo

     

     

     

    Gruppo B

     

    Numero medio di sedute: 8-10

    Tsh media: <4

    AntiTBG: non modifiche significative

    AntiTP: non modifiche significative

     

    Note: in questo gruppo si è rimodulata la quantità di tiroxina prescritta, riducendola soprattutto durante il weekend. Bisogna tener conto che questo gruppo è costituito da pazienti che hanno questa formulazione terapeutica da un periodo superiore ai 3 anni.

    Una paziente (20% del campione) ha ridotto sia la quantità settimanale sia quella del weekend a parità, ovviamente, di valori ematochimici.

     

     

     

    Gruppo C

     

    Numero medio di sedute: 8-10

    Tsh media: <4

    AntiTBG: negativo

    AntiTP: negativo

     

    Sospesa somministrazione di tiroxina.

     

    Conclusioni:

     

     

    Il campione di pazienti, pur essendo di numero esiguo, consente di affermare che il trattamento osteopatico in ambito neurovegetativo è in grado di modificare il quadro endocrino ormonale in situazione di esito di patologia e può aiutare il paziente nel non eccedere con la quantità di tiroxina come terapia sostitutiva.

    Questo studio dimostra l’efficacia dell’osteopatia e la positività dell’affiancamento alla terapia farmacologica.

 

 

© 2014 Edizioni Scientifiche Still

© 2014 Fabio Dall'Omo D.O.

 

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