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TUMORI E CELLULARI

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I CELLULARI POSSONO PROVOCARE TUMORI?


Una sentenza della Corte di Cassazione dà finalmente ragione ai ricercatori

di Jessica Savogin Pezzetta

 

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Dall’avvento delle prime linee elettriche sino agli attuali apparati per la diffusione radiotelevisiva e delle telecomunicazioni, la possibile relazione tra l’esposizione a campi elettromagnetici - in particolare quelli dei telefoni cellulari - e l’incremento di determinate patologie è diventata, per l’intera comunità scientifica internazionale, argomento di studio e di confronto che recentemente, il 16 marzo 2012, ha trovato concretezza nella pubblicazione di una ricerca dello Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, in cui si evidenzia che l’assenza di legame tra telefoni cellulari e tumori non è più una certezza, tanto che i telefonini sono stati classificati come “possibili cancerogeni”. Ciò significa che non è possibile escludere una correlazione tra cellulare e cancro, in particolare quando se ne fa un uso intenso perché pare che maggiore è il tempo di esposizione e maggiore è il rischio di ammalarsi, soprattutto per chi comincia ad utilizzarlo in giovane età. Secondo questa ricerca, poiché possono passare anche decine di anni tra la vicinanza con l’apparecchiatura e il manifestarsi del tumore cerebrale, bisognerà attendere ancora qualche tempo per capire se la crescente diffusione di tumori tra la popolazione sia dovuta anche al massivo utilizzo dei cellulari. Di fatto, i campi elettromagnetici da essi prodotti sono in grado di invertire lo spin delle cellule, quindi la polarità sulla loro superficie - che da levogira (-) diventa destrogira (+) -, rendendole, pertanto, cellule malate: le cellule sane attirano tutte quelle sostanze che hanno una polarità opposta alla loro, che sono gli agenti nutritivi, come i cibi, i supplementi alimentari, gli integratori e i farmaci; le cellule malate, la cui polarità, cioè, risulta invertita, attraggono esclusivamente agenti patogeni.

Tuttavia, nonostante il parere concorde di moltissimi ricercatori nel sostenere la possibilità di elevati rischi per la salute correlati all’esposizione a radiofrequenze, nessuna sentenza lo aveva ancora stabilito.

Recentemente, però, ha fatto scalpore la notizia della conferma da parte della Corte di Cassazione che, a provocare il tumore al cervello che ha colpito Innocente Marcolini, ex direttore finanziario di una multinazionale, sia stato l’uso continuo e prolungato del cellulare. Dal 2002 Marcolini combatteva la sua battaglia per dimostrare i danni provocati dalle onde elettromagnetiche sull’uomo e finalmente ha ottenuto la vittoria poiché la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Inail che rifiutava di riconoscere il suo tumore benigno al trigemino sinistro come una malattia professionale.

Nonostante all’uomo sia stata riconosciuta una pensione di invalidità all’80%, il 60enne bresciano ha spiegato che il suo intento non era tanto mirato ad ottenere un risarcimento, quanto piuttosto al riconoscimento del legame tra la sua malattia e l’uso del telefono cellulare e del cordless. “Volevo che questo problema diventasse di dominio pubblico - ha affermato - perché molte persone non sanno ancora il rischio che corrono parlando a lungo al cellulare senza utilizzare l’auricolare, oppure tenendolo infilato nella tasca dei pantaloni”. Marcolini sostiene, grazie a numerose ricerche sui rischi correlati alle onde elettromagnetiche condotte dopo che, nel 2002, a seguito di svariati accertamenti gli fu diagnosticato il tumore, di aver maturato “la convinzione che i miei problemi di salute fossero legati al lavoro, all’uso continuo del telefono senza fili. Non mi ero ammalato perché sfortunato, ma c’era una ragione nella mia malattia”, ossia le onde elettromagnetiche emesse dai cellulari e dai cordless utilizzati per parecchie ore al giorno da Marcolini nell’arco di dodici anni, come è stato confermato dalle ricerche condotte dai professori Giuseppe Grasso e Angelo Gino Levis, rispettivamente neurochirurgo e oncologo ordinario di Mutagenesi Ambientale all’Università di Padova. Per Levis è “una sentenza importante perché finalmente si riconosce ufficialmente la correlazione, nonostante la contropropaganda e le ricerche per nulla allarmistiche finanziate dalle compagnie che fabbricano cellulari, di tumori provocati dalle onde elettromagnetiche”. Si tratta di problematiche che insorgono dopo molti anni di utilizzo delle apparecchiature cellulari, tuttavia è fondamentale evitare di portarli in tasca o di dormire tenendoli sotto il cuscino. Inoltre, stando al parere di molti ricercatori, oltre a quello dello stesso Levis, è assolutamente necessario che i bambini e i ragazzi fino a sedici anni evitino di giocarci o di utilizzarli. Infatti, fino a quell’età le membrane del cervello non sono ancora completamente formate, quindi le radiazioni emesse dai cellulari penetrano molto più in profondità rispetto a quanto avviene nell’adulto provocando molti più danni, a meno che non siano appositamente schermati con dei convertitori d’onda. Per utilizzare il cellulare in maggior sicurezza vi sono delle regole che già le stesse aziende produttrici raccomandano, come tenere il telefono ad almeno 2,5 cm di distanza dal corpo durante le chiamate anche se meglio sarebbe usare sempre l’auricolare, mantenerlo lontano dalla testa durante la composizione del numero perché in quel momento lavora a massima potenza, effettuare telefonate brevi ed evitare di usarlo quando c’è poco campo o la linea è disturbata perché in tal caso l’apparecchio è costretto a lavorare a piena potenza emettendo, quindi, un numero maggiore di onde. Tuttavia, va assolutamente evidenziato che l’emissione di onde elettromagnetiche permane sinché non gli leviamo la batteria, anche se il telefono è spento. Proprio perché è tutt’altro che facile osservare diligentemente tutte queste raccomandazioni ogni giorno e dato che comunque le onde elettromagnetiche ci colpiscono ugualmente, è tanto più importante e sicuro schermare i proprio apparecchi con dei dispositivi che ne riconvertano le onde emesse, l’unico modo per poterli utilizzare serenamente e per salvaguardare da eventuali rischi per la salute i nostri figli, anche quelli non ancora nati. A tal proposito, è utile sapere che un team di scienziati dell’Università di Yale ha pubblicato su Nature, lo scorso 15 marzo, i risultati del primo studio sistematico (condotto sui topi) sugli effetti del cellulare durante gestazione, da cui si evince che il suo uso intensivo può portare ad anomalie nello sviluppo cerebrale del feto. I topolini della ricerca sottoposti alle radiofrequenze durante il periodo fetale manifestavano sintomi riconducibili alla ADHD, o sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

Ad ogni modo, la diatriba sui cellulari, le loro emissioni e i loro ripetitori è un’annosa e complessa questione che a volte, come in Italia, vede impegnati anche svariati comitati e associazioni ambientaliste che da anni lottano per far comprendere i danni provocati non solo alla nostra salute, ma anche all’ambiente in cui viviamo, proprio dall’elettrosmog e dalle onde elettromagnetiche - e che in particolare si affannano per l’allontanamento delle antenne della telefonia mobile dai centri cittadini - e le amministrazioni comunali che, troppo spesso, sono forse costrette a scegliere il vantaggio economico a scapito della salute dei propri cittadini anche se va detto che, ultimamente, molti sindaci stanno optando per un cambio di direzione grazie ad una maggiore sensibilizzazione sul tema.

 

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© Copyright 2012 Jessica Savogin Pezzetta, Giornalista Scientifica, Editore e Presidente A. C. Edizioni Scientifiche Still, www.edizioniscientifichestill.com


Per maggiori informazioni in merito a come schermarsi potete contattarci tramite il sito www.edizioniscientifichestill.com


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