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HABITAT E SALUTE

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HABITAT E SALUTE

di Jessica Savogin Pezzetta

 

 

Già nell’antichità, alcune popolazioni, come per esempio i greci e i romani, avevano scoperto che non era salutare sostare a lungo in talune aree del territorio. Pertanto, quando trovavano una bella location, prima di edificare la zona vi mandavano a pascolare un gregge di pecore. Dopo un mese, uccidevano alcuni capi di bestiame e, se nel loro fegato trovavano chiazze biancastre, allora sapevano di dover cercare un altro posto in cui insediarsi perché quel territorio era evidentemente malsano.

Più tardi, i medici avevano cominciato a notare che tra i loro pazienti, qualora vi fossero persone che vivevano in uno stesso stabile e che, seppur in piani diversi, avevano le camere poste in corrispondenza, tendevano a sviluppare patologie nelle stesse zone del corpo.

Ancora, se in un letto era morta una persona a causa di qualche malattia, quando un’altra persona subentrava in quella casa e si trovava a dormire in quello stesso letto, dopo qualche tempo si ammalava.

Naturalmente, simili episodi si verificano ancora oggi. Ma cosa significa tutto questo? Queste storie potrebbero apparire come leggende o superstizione! Eppure si tratta di qualcosa di assolutamente reale e attuale che ha cominciato ad attirare l’attenzione anche di molti ricercatori oltre cinquant’anni fa: basti pensare a Curry, ingegnere austriaco che si occupò della correlazione tra le patologie più gravi e le alterazioni elettromagnetiche naturali, e che individuò un reticolo presente sul nostro pianeta simile a quello scoperto dal dottor Hartmann. Questo reticolo, che porta il nome del suo scopritore, è definito “bande e nodi di Curry”. Nei punti di incrocio di tali bande, così come è stato riscontrato per Hartmann - un medico tedesco che dal 1948 dedicò la sua vita al cercare di capire il rapporto esistente tra gli esseri umani, il suolo e le condizioni climatiche -, i ricercatori hanno appurato la presenza di radiazione gamma ionizzante composta da trizio, cadmio e palladio 106. Dal sottosuolo - e, per minima parte, anche da taluni materiali da costruzione -, oltre agli elementi riscontrati in corrispondenza dei nodi, si propagano - in una rete irregolare i cui punti solo a volte coincidono con i nodi di Hartmann e di Curry - anche dei gruppi di altre sostanze estremamente pericolose quali polonio 210, cesio 133, stronzio 87 e selenio 82. Tali radiazioni, nonostante siano scientificamente riconosciute e vengano citate in tutti i testi scientifici più importanti, purtroppo non sono conosciute né dai cittadini, né, cosa assai più grave, dalla maggior parte dei medici, i quali non si rendono conto del nesso così tanto spesso esistente tra patologia e lunga permanenza del paziente su area perturbata appunto da tali radiazioni, nonostante ormai nel 2002 un ricercatore sia riuscito, grazie ad uno strumento da lui stesso ideato, il geopotenziometro, a rilevarne l’origine e a trovarne la soluzione - lo stesso professore ha scoperto il modo per creare degli schermi (dispositivi medici classe I, cioè proteggono dalla degenerazione cellulare e decontaminano da eventuali accumuli di radioattività) che frantumano le radiazioni, creando attorno alla zona schermata una sorta di “bolla” che protegge anche da tutti i campi elettromagnetici artificiali, la cui pericolosità fa da tempo discutere - e, quindi, a farlo diventare un fenomeno conclamato la cui gravità è ben nota: questi raggi sono, infatti, radiazioni gamma ionizzanti che giungono fino a 7.000 metri di altezza trapassando ogni cosa si trovi sulla loro traiettoria ed equivalgono a delle micro esplosioni nucleari. Si tratta di gas emessi naturalmente dalla Terra per non esplodere e sono direttamente correlati all’attività solare (che negli ultimi anni si è notevolmente intensificata provocando un costante aumento dell’energia delle emissioni gamma: basti pensare che fino al 2009 erano sufficienti 7 cm di piombo per schermarsi da questi raggi, mentre oggi ne servono addirittura più di 30! Chiaramente, schermarsi con il piombo non sarebbe comunque fattibile perché andremmo ad annullare il campo elettromagnetico terrestre e, pertanto, in breve tempo saremmo morti!), agli esperimenti nucleari e, naturalmente, all’attività tellurica del nostro pianeta. Proprio quest’ultima, unitamente allo spostamento dell’asse terrestre, fa sì che questi raggi, che normalmente hanno un punto fisso di uscita, possano anche spostarsi. Ciò significa che se facciamo eseguire un rilevamento, per esempio nella nostra camera, dal quale risulta che i raggi si trovano in determinati punti, è possibile che tra qualche tempo si saranno spostati, magari solo di pochi centimetri, tuttavia sufficienti a farci ritrovare nuovamente a dormire sulle radiazioni, ammettendo che dopo il rilevamento avessimo spostato il letto al di là dei punti di uscita dei raggi gamma. Quindi, la soluzione non sta nel far eseguire costantemente dei rilevamenti a seguito dei quali spostare il letto, ma semplicemente nello schermare le zone in cui passiamo la maggior parte del nostro tempo. Infatti, le radiazioni gamma ionizzanti non sono causa di problematiche se ci colpiscono per pochi minuti, tuttavia, se vi sostiamo sopra per qualche ora al giorno avremo delle alterazioni a livello molecolare, cioè un danno primario, o biologico, che, con il tempo, potrà evolvere in danno sanitario, ossia provocheranno qualche patologia più o meno grave. La variabile è solo il tempo! Peraltro, sostare sopra uno di questi raggi è piuttosto facile dato che si trovano a circa 2 metri di distanza l’uno dall’altro e riguardano tutto il pianeta (tranne Medugorje!).

Si potrebbe obiettare che questi raggi sono naturali... certo! Ma naturale non è che noi ci troviamo a dormire tutte le notti nel medesimo posto o che ogni giorno stiamo fermi per molte ore presso la stessa postazione di lavoro o di studio: l’essere stanziali è una condizione instauratasi in una parte della civiltà umana, quella più moderna. E’ stato riscontrato che le popolazioni nomadi non soffrono di tutti i nostri malanni semplicemente perché si spostano spesso e, quindi, i raggi gamma sicuramente le colpiscono, ma sempre in punti diversi del corpo e per poco tempo, insufficiente a creare un danno.

Per comprendere la gravità di tale problematica, è importante sottolineare che, in Italia, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Associazione Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (ANPA) in collaborazione con le strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) già da diversi anni hanno avviato un’indagine nazionale volta alla valutazione dell’esposizione della cittadinanza italiana alla radioattività naturale nelle abitazioni. Il fine di tale valutazione, condotta su un campione di alcune migliaia di abitazioni dislocate in circa 200 Comuni, è quello di comprendere quale sia il rischio medio per la popolazione provocato dalla presenza di gas radon e dei suoi decadimenti, tra cui il polonio. Le principali sorgenti del radon sono costituite dal granito, dal tufo, dalla sabbia e dal cemento. Inalando il gas radon il rischio maggiore a cui si può incorrere è la degenerazione cellulare al polmone e, in un ambiente in cui la quantità di gas sia doppia rispetto alla norma, come di frequente si riscontra, tale rischio è pari a quello cui incorre un fumatore medio: per i soggetti fumatori la probabilità di ammalarsi viene decuplicata. Il radon si concentra soprattutto ai piani più bassi degli edifici in funzione delle caratteristiche delle abitazioni, pertanto il suo assorbimento può dipendere da diversi fattori, quali la porosità dei materiali, ricambi d’aria e passaggi tecnici. Ad ogni modo, a preoccupare maggiormente sono i suoi decadimenti: esso infatti non è una radiazione stabile e perciò decade e si trasforma in polonio 210 e, infine, in piombo. Il polonio 210, che è in radiazione, al contrario del radon può raggiungere piani molto alti ed è per questo motivo che in alcune aree, come per esempio quella di Napoli, si riscontra anche in persone che abitano nei piani più alti delle case quello che è conosciuto come “stress geopatico” da radon, ma che in realtà sarebbe da polonio. Il gas radon ed il polonio sono energie del sottosuolo talmente pericolose che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), “a certe concentrazioni sono in grado di far impazzire le cellule rendendole cancerogene”. Lo IARC (l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro) ha classificato le radiazioni gamma ionizzanti come certamente tumorali, molto più pericolose dell’amianto e del benzene che, nella tabella di rischio degenerativo, si trovano al primo posto insieme al radon. Tant’è che, secondo una ricerca tedesca, addirittura il 99% dei tumori sarebbe ricollegabile proprio a stress geopatico da raggi gamma; il nostro organismo, infatti, è come un’antenna, in grado, cioè, di scambiare informazioni con l’ambiente che lo circonda, informazioni che possono condizionarne il funzionamento ed avere, quindi, ripercussioni sul nostro stato di salute che, come è noto, è principalmente condizionato dall’alimentazione e, come purtroppo è forse meno noto, proprio dai raggi gamma, che sono ben più potenti e pericolosi dei raggi X.

Il polonio 210, dal canto suo, emette anche una piccola quantità di raggi gamma; in natura è sempre presente poiché viene costantemente prodotto nella catena di decadimento dell’uranio 238 e si trova anche nelle sigarette dato che nel suo processo di decadimento naturale l’uranio si trasforma in gas radon e questo, a sua volta, genera particelle di polonio caricate elettricamente. Quest’ultimo si attacca alla peluria delle foglie del tabacco e, come riportato in un’inchiesta condotta dal giornalista Giorgio Scaturro, con la consulenza della Commissione Europea e del Centro Comune di Ricerca dell’Istituto degli Elementi Transuranici, “quando la sigaretta viene accesa, il polonio radioattivo in superficie si volatilizza ed entra nei polmoni per inalazione. La radioattività del polonio 210 sembra essere responsabile del 90% dei tumori al polmone nei fumatori”. Ed ecco che, per salvaguardare la propria salute, è fondamentale decontaminare le sigarette prima di fumarle grazie ad uno schermo utilizzato anche per la decontaminazione dei cibi i quali, a volte, vengono irradiati artificialmente come forma di conservazione (di solito questo non viene riportato sulle confezioni; nei casi più fortunati troveremo la scritta "pastorizzato a freddo") e che, comunque, spesso risultano essere radioattivi semplicemente perché o sono nati, o sono successivamente stati posti sopra una radiazione gamma ionizzante.

Chiusa questa breve parentesi, per non creare allarmismi, va sottolineato nuovamente che la vera problematica è costituita non dal valore della radiazione, ma dal suo costante irraggiamento negli anni di una stessa parte del corpo.

Tornando alle popolazioni dell’antichità, ciò che riscontravano - pur non conoscendone affatto l’origine - era la radiazione a fasce, quella che deriva da vene d’acqua sotterranee in movimento, le quali sono dotate di proprietà elettrochimiche e provocano, nello sfregamento con il terreno sottostante, correnti elettriche (misurate in millivolt) il cui potenziale elettrico influenza l’irraggiamento dell’energia radiante naturale. Nei pressi di un corso d’acqua  si riscontra un abbassamento della griglia di neutroni termici con una concentrazione, in superficie, di raggi gamma, qualora vi sia corrispondenza con una vena d’acqua sotterranea. L’acqua, inoltre, ha anche la capacità di drenare delle tracce di radioattività del sottosuolo caricandone pietre, ghiaia, argilla, ecc. che, a loro volta, divengono emittenti.

Ciò che è importante sapere è che le radiazioni sono comunque correlate a stress geopatico o geopatie. Geopatia è un termine che deriva dal “geo” (terra) e “pathos” (soffrire) e sta a significare proprio un disturbo o una patologia o un’alterazione biologica della persona provocata dalle radiazioni di origine terrestre. La geobiologia studia il modo in cui queste radiazioni - di origine naturale, ma anche artificiale - interferiscono con la salute degli esseri viventi, poiché le geopatie sono in grado di modificare la polarità delle cellule e grazie ad apparecchiature medicali, come la teletermografia e l’holter cardiaco, è possibile evidenziare una serie di quadri sintomatologici provocati  proprio dall’effetto delle radiazioni sul nostro organismo, ossia il risultato del fenomeno del geostress. Questo significa che, se non si elimina la radiazione da cui la persona malata è colpita, si opera non sulla causa primordiale della malattia, ma solo sul suo sintomo.

 

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© Copyright 2012 Jessica Savogin Pezzetta, Giornalista Scientifica, Editore e Presidente A. C. Edizioni Scientifiche Still, www.edizioniscientifichestill.com

Per maggiori informazioni in merito a come schermarsi potete contattarci tramite il sito www.edizioniscientifichestill.com.

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