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OSTEOPOROSI: LA MALATTIA "SILENZIOSA"

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OSTEOPOROSI LA "MALATTIA" SILENZIOSA

di Dario Armaroli MD

 

L’osteoporosi è una malattia a carattere progressivo dell’apparato scheletrico caratterizzata da una bassa densità minerale ossea e da un deterioramento della architettura del tessuto osseo; le ossa diventano più fragili e sono esposte ad un maggior rischio di fratture per traumi di modesta entità. Più che una “malattia“ l’osteoporosi è una “sindrome”, in quanto solo in alcuni casi può essere ricondotta ad una sola causa (osteoporosi secondaria ad altre malattie) mentre, nella maggior parte dei casi, è possibile riconoscere la presenza di uno o più fattori che influenzano negativamente  il metabolismo osseo e che giocano un ruolo determinante nel produrre l’osteoporosi nel singolo individuo. Non tutti i fattori di rischio sono uguali; alcuni vengono definiti “principali”, altri “secondari” perché hanno un ruolo marginale e talvolta incerto, tuttavia una caratteristica che li accomuna è la relativa lentezza nel produrre un risultato clinicamente rilevante. In alcuni casi, pur in presenza di osteoporosi manifesta, non è possibile trovare nella storia clinica del paziente nessuno dei fattori di rischio attualmente riconosciuti.

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Attualmente l’osteoporosi rappresenta una patologia di rilevanza sociale; secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1990 si sono verificate nel mondo circa 1.700.000 fratture di femore e, nel 2050 ne sono previste 6.300.000. Nel nostro Paese, secondo una statistica del 2001, il 23% delle donne  con più di 40 anni ed il 34% degli uomini è affetto da osteopenia, e sono a rischio di sviluppare l’osteoporosi e le sue complicazioni. È stato calcolato che il 50% delle donne ed il 20% degli uomini sopra i 50 anni sono destinati ad andare in contro ad almeno una frattura da fragilità ossea nel resto della vita.

L’osteoporosi in età giovanile è una eventualità rara ma possibile; l’osteoporosi “idiopatica giovanile”, le cui cause non sono ancora conosciute, può manifestarsi in giovani con normali livelli ormonali ed ormoni perfettamente funzionanti. Può anche essere conseguente all’assunzione di farmaci quali i corticosteroidei, i barbiturici, gli anticonvulsivanti o emergere come complicazione di altre patologie, come l’insufficienza renale cronica, i disturbi della tiroide, delle paratiroidi o delle ghiandole surrenali. Queste forme di osteoporosi sono rare ( meno del 5% della popolazione) ma possono potenzialmente colpire qualsiasi fascia di età.

Principali fattori di rischio per l’osteoporosi - Alcuni fattori di rischio sono genetici (il sesso femminile per esempio) e non possono essere modificati, altri sono dipendenti da abitudini di vita e nutrizionali e sono quindi modificabili, altri ancora sono in rapporto a patologie secondarie o all’assunzione di determinati farmaci (corticosteroidei, barbiturici, anticonvulsivanti ed altri).

Il sesso femminile risulta maggiormente a rischio per l’osteoporosi rispetto a quello maschile (rapporto 8 a 2) in quanto esposto sia alla forma “post-menopausale” che a quello senile della malattia.

L’età è di per sé un fattore di rischio in quanto l’invecchiamento determina una maggiore fragilità scheletrica: riduzione della massa osssea ed alterazione della qualità del tessuto osseo.

Tra le abitudini di vita che possono predisporre all’osteoporosi vanno incluse il fumo, che anticipa l’età della menopausa, l’eccessivo consumo di alcoolici causa di malnutrizione, la vita sedentaria che riduce le forze muscolari applicate all’osso.

Tra i fattori nutrizionali si possono includere le diete povere di sali minerali, l’assunzione di calcio non adeguata alle richieste, l’abbondante consumo di carne in quanto l’eccesso di proteine induce la perdita di calcio con le urine.

Anche alcuni farmaci quali i corticosteroidei, l’eparina, gli anticoagulanti orali ed i sali di litio, inducono una perdita di minerale dell’osso che è indipendente dal sesso e dall’età. Questi farmaci vengono prescritti per la cura di patologie impegnative; tuttavia è possibile ridurre il rischio connesso alla loro assunzione sia ottimizzando le dosi, sia associando terapie di supporto. Pertanto i pazienti che assumono  farmaci che aumentano il rischio di osteoporosi dovrebbero evitare di accumulare altri fattori di rischio.

Sintomi dell’osteoporosi - L’osteoporosi è una malattia ad insorgenza molto lenta, soprattutto nella forma senile; spesso decorre asintomatica. Gran parte dei pazienti che ne sono affetti non giungono all’osservazione del medico  fino a quando non si verifica una frattura. La frattura può verificarsi in forma spontanea come frattura da fatica o, nella maggioranza dei casi, per trauma da caduta, ma con una energia cinetica tale comunque da generare in un giovane adulto lo stesso effetto lesivo. Quasi tutte le ossa possono andare incontro a fratture da fragilità, ma le più colpite sono l’estremo prossimale del femore e dell’omero, il corpo vertebrale, il polso, l’osso iliaco e le coste.

Prevenzione dell’osteoporosi - Come già precedentemente esposto, l’osteoporosi è una malattia multifattoriale rispetto alla quale si possono distinguere fattori di rischio modificabili e fattori di rischio non modificabili. È pertanto fondamentale riconoscere questi ultimi nell’ambito di un approccio di prevenzione primaria, in cui è importante identificare i soggetti a rischio di sviluppare la malattia attraverso l’esecuzione degli esami di primo livello e riconoscere le possibili cause di osteoporosi secondaria.

Una alimentazione varia e regolare con sufficiente apporto di calcio contribuisce a rallentare l’invecchiamento del sistema muscolo-scheletrico; sane abitudini di vita – non fumo, poco alcol e solo ai pasti, pochi farmaci, un corretto riposo – aiutano l’organismo a non andare incontro a malattia osteoporotica conclamata e ad eventi fratturativi.  Mantenere l’abitudine  a svolgere con continuità un’attività sportiva anche moderata riduce grandemente l’espressività del danno da invecchiamento osteo-articolare. In presenza di una osteoporosi secondaria occorre anzitutto trattare la patologia di base.

Prevenzione farmacologica - Attualmente è disponibile un’ampia gamma di farmaci approvati sia in prevenzione primaria che secondaria dispensabili dal SSN e rimborsabili secondo quanto previsto dalla nota AIFA 79.  Un’attenta valutazione del quadro clinico del  paziente deve guidare nella scelta del farmaco più adeguato al suo profilo di rischio; sono da privilegiare quelle molecole che abbiano dato riscontro di attività ed efficacia su tutti i segmenti ossei, vertebrali e non, ed abbiano un buon profilo di tollerabilità.

Impatto sociale delle fratture da fragilità ossea - La percezione della rilevanza delle fratture a genesi osteoporotica, in particolare quelle del collo del femore, è ancora limitata rispetto a quanto si osserva per altre patologie, nonostante il considerevole impatto sulla popolazione anziana, sulle famiglie, sulla qualità della vita, sulla produttività, sul SSN in termini di risorse economiche erogate.

La stima globale in Italia è di ventimila nuovi casi di invalidità all’anno per patologie osteoporotiche. Nonostante l’efficacia delle attuali terapie chirurgiche, la qualità della vita di questi soggetti cambia in negativo fino al verificarsi del decesso per le fratture del collo del femore entro il primo anno nel 212-20% (tabella).


Tabella - Qualità della vita dopo una frattura del femore subito dopo la frattura (National Osteoporosis Foundatio 2003)

  • Ospedalizzazione                                                         100%

  • Ricovero in struttura riabilitativa alla dimissione          82%

A un anno della frattura

  • Residenza al domicilio                                                    58%

  • Morte   (entro 6 mesi 1 anno)                                        24%

  • Ricovero definitiva in casa di riposo                             18%

Nel 61% dei casi l’evento traumatico si verifica in ambito domestico.

L’aver subito una frattura da fragilità è il principale fattore di rischio per l’insorgenza di altre fratture indipendentemente dai valori della BMD. Numerosi studi condotti in questo ambito patologico hanno chiaramente evidenziato che una frattura del collo del femore aumenta di 6-8 volte il rischio di un nuovo evento fratturativo. L’incidenza della seconda frattura, nell’intervallo compreso tra 1 e 6 anni, oscilla tra il 2.3-10.6% con una frequenza massima nei primi anni. Una donna con una frattura vertebrale presenta un rischio del 19% di subire una nuova frattura vertebrale entro un anno; se le fratture vertebrali sono due il rischio di un nuovo evento fratturativo aumenta di oltre 7 volte rispetto a quanto rilevabile in coetanee senza pregresse fratture nella stessa sede. Inoltre con una frattura vertebrale il rischio di una frattura del collo del femore è raddoppiato.

Conclusioni - Una popolazione di anziani richiede maggiori risorse per garantire loro non solo l’autosufficienza ma anche una condizione di salute tale da permettere di svolgere attività sociale e ricreativa anche ad età impensabili solo venti anni fa. Attualmente, in gran parte grazie ai mass media, vi è una crescente sensibilizzazione verso un trattamento precoce dell’osteoporosi e delle osteopatie sistemiche, mentre nel mondo medico l’interesse specifico resta tiepido e l’invecchiamento è visto con rassegnato distacco come una delle fasi fisiologiche della vita, non tenendo in considerazione gli elementi che possono far sì che l’invecchiamento anagrafico non diventi un peggioramento in assoluto di tutte le funzioni corporee.

 

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di Dario Armaroli MD Specialista in Ortopedia e Traumatolodia, Autore Edizioni Scientifiche Still

 

©2010 Edizioni Scientifiche Still

©2010 Dario Armaroli

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