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CURRY, LA SPEZIA DELLA SALUTE

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CURRY, LA SPEZIA DELLA SALUTE

di Jessica Savogin Pezzetta

 

Tutti conosciamo il curry, una miscela di spezie estremamente saporita costituita principalmente da curcuma, zenzero, pepe, cumino, peperoncino e cardamomo. Sono stati gli inglesi durante l’epoca coloniale ad attribuire a questa miscela il nome di curry che, in India, viene invece chiamata semplicemente “masala”, ovvero miscela. Nessun curry può essere uguale ad un altro e la bravura degli chef indiani viene misurata in base alla loro capacità di dosare questi ingredienti ad arte per l’ottenimento sia della tipicità del gusto dei loro piatti, sia per sfruttare al meglio i principi attivi delle spezie utilizzate - tutte antiossidanti - così come insegna l’antica medicina ayurvedica.

Oggi il curry è molto conosciuto ed utilizzato anche in Occidente, dove, da circa un decennio, si sono cominciate a studiare le sue proprietà, in particolare quelle della curcumina, un agente fenolico naturale estratto dal rizoma di curcuma longa, una pianta erbacea perenne, conosciuta anche come zafferano d’India, riconoscibile dal suo colore giallo, attribuitole proprio dalla curcumina. Stando a numerosi studi in vitro condotti sulla curcumina ad alti dosaggi, si evince che si tratta non solo di un potente antiossidante, ma anche di un antinfiammatorio e antivirale. I ricercatori dei National Institutes of Health hanno definito la curcumina la spezia della buona salute dato che proprio da uno studio da loro condotto e pubblicato sul Journal of Nutritional Biochemistry sarebbe emerso che essa attiva un gene fondamentale del sistema immunitario, aiutando a prevenire le infezioni. Questo gene codifica per la proteina CAMP (Cathelicidin Antimicrobial Peptide), la sola molecola che il nostro organismo produce capace di uccidere un’ampia gamma di batteri e che protegge dalla tubercolosi e dalla setticemia. La curcumina aumenta l’espressione di tale molecola e inoltre, secondo gli autori di questo studio, consumarla regolarmente potrebbe incrementare le difese contro le infezioni intestinali e gastriche.

Da diverse ricerche sarebbe poi emerso che la curcumina ha la capacità di svolgere un ruolo importante anche nella cura della fibrosi cistica e non solo! I ricercatori del Jefferson Kimmel Cancer Center, con a capo la dottoressa Karen Knudsen, professoressa di biologia del cancro, radioterapia oncologica e urologia presso la Thomas Jefferson University, hanno condotto uno studio, pubblicato su Cancer Research, da cui risulta che la curcumina sarebbe in grado di rallentare la crescita tumorale in pazienti con carcinoma della prostata resistente alla castrazione e sottoposti a terapia di deprivazione androgenica (ADT). Questo studio avrebbe dimostrato come la curcumina sia capace di sopprimere due attivatori dei recettori nucleari, p300 e CPB (o CREB1-binding protein) che lavorano contro l’ADT. Inoltre, come dimostrato da una seconda fase dello studio, in seguito condotto su modello animale, la sopravvivenza delle cellule cancerose trattate con la curcumina viene intaccata, tanto che sia la crescita sia la massa tumorali risultano ridotte. “Questo studio - come ha spiegato la dottoressa Knudsen - pone le basi per un ulteriore sviluppo della curcumina come un nuovo agente per indirizzare il segnale del recettore degli androgeni. Essa ha anche implicazioni che trascendono il cancro alla prostata dal p300 e CBP e che sono importanti in altre neoplasie maligne, come il cancro al seno. Nel caso dei tumori in cui queste svolgono una funzione importante, la curcumina potrebbe rivelarsi un promettente agente terapeutico”.

Comunque, in coloro che utilizzano la curcuma nella propria alimentazione è stata riscontrata una minor incidenza, oltre che di cancro alla prostata, anche ai polmoni e al seno. Peraltro, pare che la curcumina abbia anche la facoltà di interferire con il percorso di segnalazione che sarebbe alla base della crescita dei tumori che insorgono in sede cervico-facciale, come avrebbero scoperto i ricercatori del Jonsson Comprehensive Cancer Center dell’Università della California a Los Angeles (UCLA). La coordinatrice dello studio, la dottoressa Marilene Wang, ha spiegato che “questo studio dimostra che la curcumina può operare nella bocca dei pazienti con tumori maligni della testa e del collo e ridurre le attività che promuovono la crescita del cancro. E non solo influenza il cancro inibendo una via critica di segnalazione cellulare, ha anche colpito la saliva stessa riducendo le citochine pro-infiammatorie all’interno della saliva”. A pubblicare i risultati di questo studio è stata una rivista dell’American Association of Cancer Research, la Clinical Cancer Research. Secondo la dottoressa Wang, inoltre, “la curcumina ha un significativo effetto inibitorio, bloccando due driver diversi della crescita del tumore della testa e del collo. Riteniamo che la curcumina potrebbe essere combinata con altri trattamenti, come la chemioterapia e le radiazioni. Potrebbe forse anche essere somministrata a pazienti ad alto rischio di sviluppare tumori in sede cervico-facciale (i fumatori, coloro che masticano tabacco e le persone con il virus HPV), così come per combattere la recidiva nei pazienti con precedenti tumori del cavo orale.

Gli effetti antitumorali che la curcumina sembra possedere sarebbero dovuti alla sua capacità di indurre l’apoptosi nelle cellule tumorali senza provocare effetti citotossici sulle cellule sane. La curcumina sembrerebbe interferire con l’attività del fattore di trascrizione NF-κB, che si ritiene correlato ad una serie di malattie infiammatorie, tra cui il cancro, e sembrerebbe modulare la crescita di cellule tumorali tramite la regolamentazione delle molteplici vie di segnalazione cellulare.

Ulteriori studi sulla curcumina hanno posto in luce come essa potrebbe risultare efficace nel trattamento del tumore al collo dell’utero e della malaria e avere effetti antiartritici, anti-ischemici e anti-amiloide, oltre che sulla malaria e sul virus dell’HIV. Nel caso di quest’ultimo, sembrerebbe che la curcumina potrebbe interferire con la sua replicazione, ossia interferendo con le proteine della famiglia p300-CBP.

Uno studio del 2008 condotto presso la Michigan State University ha evidenziato come la curcumina a basse concentrazioni interferisca con il replicarsi dell’Herpes Simplex virus-1 (HSV-1). Dallo stesso studio è anche emerso come essa inibisca l’assunzione di RNA polimerasi II da DNA virale, quindi inibendo la trascrizione del DNA virale.

E le capacità del curry non sono finite qui! Infatti sembra che la curcumina possa ridurre la progressione dei disturbi neurodegenerativi acuti, nonché di malattie croniche e correlate all’età, quali per esempio il morto di Alzheimer, come dimostrato da un nuovo studio secondo cui sarebbe in grado di migliorare l’azione di un enzima che protegge il cervello dalle condizioni ossidative. Un nuovo composto da usare a scopi terapeutici come induttore del gene emeossigenasi-1 (HO-1), è stato identificato da ricercatori dell’Istituto di Scienze Neurologiche del CNR di Catania, dell’Università di Catania e dell’Università di Pavia, in collaborazione con ricercatori del New York Medical College. Questo gene del sistema nervoso centrale codifica una proteina che ha proprietà antiossidanti e costituisce, per i neuroni esposti a ossidazione, un meccanismo difensivo fondamentale. La curcumina, stando a quanto hanno scoperto questi ricercatori, avrebbe effetti neuroprotettivi e sarebbe in grado di incrementare l’espressione della proteina HO-1 a livello sia citoplasmatico, sia nucleare. Questo studio è stato presentato alla conferenza scientifica annuale dell’American Physiological Society ed ora non resta che attendere ulteriori studi in vitro e in vivo per confermare se ci si potrà avvalere della curcumina anche per prevenire disturbi neurodegenerativi acuti.

 

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© Copyright 2012 Jessica Savogin Pezzetta, Giornalista Scientifica, Editore e Presidente A. C. Edizioni Scientifiche Still, www.edizioniscientifichestill.com


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